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Briano, dopo il tonno rosso il calamaro più bianco del bianco

Sin da bambini il mio rapporto con l’acqua ossigenata e’ stato di assoluta negazione. Mio papà, evidentemente, un po’ doveva godere nel vedermi soffrire quando spargeva sulle ferite e sulle abrasioni bottigliette d’alcol. Spiegandomi, tutte le volte che reclamavo l’acqua ossigenata, che quelle erano cose da femminucce e che se volevo diventare ometto dovevo necessariamente far buon viso a cattiva sorte. Per cui lasciavo l’acqua ossigenata per le ferite delle mie due sorelle e mi apprestavo a soffrire dignitosamente. E devo dire che andando avanti negli anni mi sono ritrovato a dare ragione a mio padre. Mano a mano che vedevo compagni e compagne di scuola utilizzare l’acqua ossigenata, che all’epoca, acquisita qualche nozione di chimica conoscevo come perossido di idrogeno dalla formula che ricordava quella dell’acqua H2O, ma che in realtà era H2O2, ho rafforzato l’idea che mi aveva trasferito il mio genitore. La usavano principalmente per decolorarsi i capelli, sia uomini che donne e le donne, soprattutto, se a avevano un problema di irsutismo, anche lieve a braccia e gambe. Avevo qualche conoscenza fra i ragazzi che strimpellavano nei gruppi musicali, loro si imbiondivano il crine e quant’altro a piacimento. Per non parlare di quando si avvicinava l’estate con il momento di andare ai bagni. Allora non esisteva shampoo alla camomilla e i castani cominciavano con un po’ d’acqua ossigenata aspettando che il salino facesse la sua parte. Io ero moro, perciò per me l’acqua ossigenata era e continuava ad essere roba da femminucce. Come mi aveva insegnato il mio babbo.
Con il tempo non ci ho più pensato ed oggi tutta la mia idiosincrasia mi è tornata in mente mentre curiosavo sulle pagine social dei nostri soliti protagonisti. Mi è saltata agli occhi la richiesta del l’europarlamentare del Pd Renata Briano alla commissione UE perché faccia chiarezza sull’uso dell’acqua ossigenata nello sbiancamento dei molluschi. Ho pensato subito a quei-quelle poveri-povere molluschi-mollusche con problemi di irsutismo e a fantomatici pescatori che prima di presentarcele sulla tavola cercassero di ingentilirne l’aspetto con l’acqua ossigenata. Facendo ne’ più ne’ meno quanto facevano le mie sorelle con l’avvicinarsi dell’estate.
Mi sembrava strano il fatto che venisse utilizzata l’acqua ossigenata per prodotti che poi sarebbero finiti sulla nostra tavola. Perciò ho deciso di saperne di più. E ho scoperto che l’acqua ossigenata in soluzione molto labile viene utilizzata addirittura per gli sciacqui alle gengive e per sbiancare lo smalto dei denti. Appurato perciò che l’ingestione in misura lievissima non avrebbe potuto compromettere la salute ho cercato di capire in che cosa consistesse la querelle della nostra europarlamentare. Per inciso la Briano, che nella sua pagina Twitter si presenta anche come mamma, cuoca e naturalista, qualche mese fa aveva richiesto alla commissione europea che anche i pescatori e non solo le grandi aziende potessero pescare liberamente il tonno rosso, specie in passato protetta per consentirne il ripopolamento. Un punto di riferimento dunque per le cooperative di pescatori.
In questo caso, però si è rivolta alla commissione UE perché chiarisca se non sia il caso di inserire nelle etichette del prodotto la dicitura che rendeva di pubblico dominio il fatto che fosse stata utilizzata acqua ossigenata per sbiancare l’alimento, in modo da tutelare il consumatore. E la stessa eurodeputata Pd aveva chiarito che l’uso del perossido di azoto in quantità non superiore all’8 per cento era consentita dallo stesso ministero della salute pubblica: “Il ministero della salute ha autorizzato l’impiego si acqua ossigenata nella lavorazione dei molluschi non riscontrando rischi per la salute umana”. Ma, come si diceva, secondo la Briano dovrebbero essere i consumatori a scegliere in piena consapevolezza se mangiare un alimento trattato o meno, tanto che ribadisce “Tuttavia pensò che il consumatore e le aziende del settore debbano poter scegliere in maniera consapevole un prodotto trattato o meno. La circolare 003649 del ministero autorizza soluzioni acquose contenenti perossido di idrogeno come coadiuvante tecnologico nella lavorazione dei molluschi cefalopodi eviscerati da commercializzare decongelati o congelati. Un acquirente non ha gli strumenti per distinguere seppie, polpi, calamari o totani trattati con acqua ossigenata rispetto a quelli non trattati. Per ragioni di trasparenza penso sia necessario indicare nell’etichetta l’utilizzo di sostanze che modificano l’aspetto”.
E Renata Briano ha fatto un vero e proprio en plein di cinguettii di approvazione da parte di cooperative di pescatori e associazioni consumatori. Persino il movimento delle casalinghe le ha espresso sostegno e gratitudine. Anche per loro, di Voghera o no, il perossido di azoto, meglio utilizzarlo per scopi di altra natura. Che non abbia a che vedere con gli alimenti. E poi c’era chi si scandalizzava per Beppe Grillo che faceva mangiare ai suoi militanti grilli caramellati. Anche per quello che ingurgitiamo, a nostra insaputa direbbe Scajola, non c’e’ più religione. È ora c’è il calamaro più bianco del bianco. Manco fosse un fustino di detersivo.
Il Max Turbatore

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